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Il Pedro di Maduro non può aver alcun futuro

In Analisi on 21/02/2018 at 21:56

Come preannunciato pochi mesi fa dal presidente Nicolas Maduro, è stato lanciato in Venezuela il Pedro, una sorta di moneta virtuale (come il famigerato Bitcoin, di cui parleremo in futuro) di Stato al fine di contrastare i seri problemi che attanagliano il Paese: «Aumento esponenziale dei prezzi, crollo del Bolivar [valuta locale, nda], recessione presto degenerata in emergenza umanitaria, impossibilità di reperire anche solo i beni di prima necessità come cibo e medicinali» (v. http://www.dominiobrokerclub.it, 4 dicembre 2017), produzione del greggio «scesa al livello più basso mai toccato da quasi 30 anni (sotto i 2 milioni di barili al giorno, come non accadeva dal 1989)», necessità di «rifinanziare l’enorme [60 miliardi di dollari, nda] debito cumulato anche da Pdvsa, la compagnia petrolifera di Stato», il fatto che «il governo Maduro non può più avere accesso a banche e valuta statunitensi per via delle sanzioni decise dall’amministrazione Trump» (v. MF del 5 dicembre 2017).

La situazione è evidentemente critica, ma l’introduzione di questa cripto-valuta (che gli inglesi, con il loro singolare humour, hanno già soprannominato “clepto-valuta”) non appare la soluzione appropriata, così come debole risulta «l’alternativa […] di corrispondere ai creditori yuan cinesi e rubli russi, […] alternativa […] percorribile solo per importi minori» (cfr. idem).

A mio avviso, al di là delle speranze venezuelane e degli scetticismi internazionali (soprattutto dei creditori), la questione è piuttosto semplice nella sua definizione.

Nelle intenzioni di Maduro, «la versione elettronica degli ormai svalutatissimi Bolivares», dovrebbe non solo consentire di «basare […] i nuovi rapporti con i gruppi petroliferi rassicurandoli sul rischio default e chiedendo di sostenere gli investimenti futuri», ma anche «di pagare i creditori con un sottostante garantito da petrolio e altre materie prime, compresi oro e diamanti» (v. idem).

Ed è proprio l’aspetto inerente alla garanzia sottostante che costituisce il principale ostacolo al progetto monetario di Caracas e che lo differenzia dallo strabiliante Bitcoin.

Quest’ultimo, infatti, non ha uno specifico sottostante propriamente reale (anche perché non è ancorato ad alcuno Stato, né è gestito da alcuna banca centrale), mentre il Pedro (potenziale moneta virtuale legata al Venezuela), come visto, sì (petrolio, oro, diamanti).

Ora, siccome il prezzo di una valuta rispecchia essenzialmente i fondamentali del proprio Paese, in base a quale ragionamento il Pedro – a parità di sottostanti vantati e al netto di una maggiore volatilità, tipica delle cripto-divise – dovrebbe presentare un valore superiore rispetto al Bolivar (in discesa libera)?

Dubito, dunque, che l’idea di Maduro possa sortire gli effetti sperati.

Infine, non vanno sottovalutati neanche gli aspetti politici («già un mese fa il Tesoro Usa ha messo in chiaro che l’investimento in Petro rappresenterebbe “un’estensione del credito” al Paese, andando quindi a violare le sanzioni occidentali ed esponendo “gli autori a rischi legali”» – v. Il Sole 24 Ore del 20 febbraio 2018).

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